La Scacchiera della Vita
La scacchiera era stata toccata, ma da chi e come?
L’avevo nascosta a tutti, posizionandola in un posto inaccessibile, chiusa tra le pareti di una stanza che non aveva ne porte e ne finestre, e allora chi mai era potuto entrare, come, quando?
Quante domande a cui non poter dare risposta, e quanta rabbia ora mi attanagliava il cuore, quella scacchiera mi era cara, cara come può esserlo la vita.
L’avevo preservata dalle volubilità del tempo, l’avevo pulita con minuziosa attenzione, pezzo per pezzo, re, regina, pedine e fanti, quanto mi erano cari tutti i suoi pezzi, avevo assegnato ad ognuno un posto, e da quel posto solo la mia mano li avrebbe potuti muovere, perlomeno lo avevo creduto sino ad attimo prima. Ora era di nuovo tutto sottosopra, il re e la regina erano stati spostati, le pedine e i fanti erano in posti che non mi sarei mai sognata, neanche lontanamente di mettere.
Era un giorno funesto questo, non lo avrei dimenticato per il resto della mia vita, non solo la scacchiera era stata rivoluzionata con mosse che a me apparivano insensate, ma cosa ancora più grave, qualcuno aveva violato la mia stanza dei segreti, e quand’anche fossi riuscita a riportare equilibrio nella scacchiera, quel qualcuno ormai conosceva la strada e avrebbe potuto mandare all’aria tutte le mie fatiche nello spazio di un secondo.
Dovevo capire, chi era e come aveva fatto, di quella stanza nessuno ma proprio nessuno ne conosceva l’esistenza, il non aver creato accessi tipo porte e finestre, sino a quel momento mi aveva fatta sentire al sicuro, mentre adesso…angoscia, rabbia, insensatezza mi avevano imprigionata dietro le loro galere.
Quale mano e poi la mano di chi, aveva rivoluzionato la mia scacchiera, ma poi perchè?
Decisi di appostarmi lì, ed attendere che l’autore di questo disastro, facesse di nuovo la sua apparizione, e per spingerlo ad uscire allo scoperto riportai ordine nella scacchiera, rimettendo ogni pezzo al suo posto.
Il re ora era al suo posto, così la regina, cosi i fanti e le pedine, tutto era ritornato in ordine, un senso di tranquillità mi rasserenò:
Ecco così doveva andare, ora sono felice.
Dissi tra me e me, mi accomodai tranquilla in un angolo della stanza dicendo ad alta voce, con un moto interiore di minaccia rivolto a chi aveva portato scompiglio nella mia scacchiera:
Da qui devi passare?
Il giorno trascorse senza particolari eventi, ma del resto io di giorno la stanza la piantonavo con la mia continua presenza, quindi nessuno avrebbe potuto mettere le mani sulla scacchiera senza che lo cogliessi in fragrante, evidentemente il fattaccio era accaduto di notte, quando il sonno mi portava via dalla coscienza.
Ma questa notte non avrei ceduto al sonno, avrei atteso che la trappola scattasse per incastrare l’indesiderato e confusionario manipolatore di scacchiere.
La notte era lunga da trascorrere, mi avvicinai alla mia scacchiera, era bellissima, in puro cristallo, ogni pezzo brillava come il sole, ci avevo messo anni per realizzarla, era fatta interamente a mano e su ogni pezzo ci avevo perso notti e notti di lavoro. Avevo dimenticato di dirvi che ero io l’artista che aveva disegnato e scolpito ogni pezzo di questa preziosa scacchiera, ed ora la osservavo colta da profonda emozione, come se l’avessi vista per la prima volta.
Il silenzio della notte mi aveva sempre terrorizzata, perciò lasciavo che il sonno mi catturasse portandomi via nelle sue notti stellate, tutto pur di non guardare in faccia il nero e triste manto delle mie notti buie, ma questa situazione esigeva la mia presenza e la notte avrebbe dovuto aspettare per spaventarmi, ora aveva al suo cospetto la guerriera e non la piccola creaturina dall’animo fragile che da sempre avevo protetto.
Improvvisamente una sorta di fruscio attrasse i miei pensieri, voltai lo sguardo dalla scacchiera per cercare di capire da dove provenisse il rumore, proveniva dall’alto alzai lo sguardo e con terrore vidi che il tetto della stanza non c’era più, al suo posto potevo distinguere nettamente il cielo stellato di una notte luminosa, e una voce mi raggiunse dicendo:
Stai sognando!
No! No!
Mi apprestai a dire con forza, e nel dirlo mi diedi anche due pizzicotti sulle braccia, per dimostrare a me stessa e alla voce che ero sveglia, anzi SVEGLISSIMA.
Stai sognando!
Ripeté la voce, facendomi cadere le braccia in segno di sconfitta, come avrei potuto convincere quella voce che ero sveglia, ma poi perché dovevo per forza convincerla?
Credi quello che vuoi!
Dissi con voce dispettosa, e poi aggiunsi:
Sei tu che hai toccato la mia scacchiera? Sei tu che hai rivoltato i ruoli, che hai cambiato le postazioni dei re, della regina, dei fanti e delle pedine? Rispondimi?
No non sono stato io!
Chi allora? Chi ha potuto?
Mentre ancora mi interrogavo, fissando quel cielo meraviglioso e pieno di stelle, vidi apparire nel buio della stanza una mano che sembrava non avere corpo, e con una sorta di danza mistica prese a riportare confusione sulla mia scacchiera, cambiando i posti a tutti i pezzi.
Fermati - urlai - chi sei?
Ma la mano non mi ascoltava, e continuava a muovere i pezzi, all’apparenza sembrava posizionarli casualmente, ma io riuscivo a intravedere un disegno in quei movimenti.
La mano non accennava a fermarsi, decisi di fermarla io con la forza. Una mano puoi fermarla solo con un’altra mano, ed allora la presi, la strinsi, cercai di bloccarla, non volevo farle del male, volevo che mi desse delle risposte, volevo che non tornasse a portare scompiglio nella mia scacchiera.
Fermati te lo ordino!
Dissi con voce minacciosa:
Questa stanza è mia e questa scacchiera è la mia vita.
La notte era trascorsa mentre ancora combattevo con quella tenace mano. Ricordo solo questo, di quel sogno che feci tanto tempo fa, mi risvegliai nel letto di casa mia, e cosa strana le mie due mani si stringevano tanto tenacemente da fermare l’una lo scorre del sangue dell’altra.
Allora capì, che quella scacchiera era la mia vita, e che le due mani che avevano intrapreso la lotta erano le mie stesse mani, l’eterna lotta tra la ragione e i sogni che da sempre convive negli uomini. La ragione pensava d’aver costruito da sola la scacchiera, senza ricordare che aveva lavorato usando entrambi le mani.
Non sempre i piani della ragione trovano conferma nelle mire nascoste dai sogni, e spesso finiscono per guastare l’una i piani dell’altra.
Ma la vita è una madre saggia, e saprà condurre per mano entrambe le sue nobili figlie, sino a quando non saranno abbastanza mature per camminare da sole, e nel tenersi per mano arrivare sino al cuore della vera vita.
Si ne ero convinta, questo era il messaggio che il sogno voleva darmi. Ebbene ora che sapevo dovevo operare. Ma come? Mi chiesi, presa dallo sconforto, di certo qualche piccolo ritocco alla scacchiera avrei dovuto farlo, ma del resto era giusto dare spazio anche ai sogni in una vita fatta di ragioni.
La Scacchiera della Vita testo di Cleopa